L'eco della rete: Il precipitare degli eventi - n°3/2014
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    Van Rompuy
    leader dei merkeliani
     Tra folle plaudenti a Piazza Venezia 10-12-2012
     CopyLeft: Fiorenzo Fraioli

    La storia si ripete: nel 1943 la resistenza era egemonizzata dai comunisti, ma le forze moderate ebbero l'intelligenza di capire che era necessario costruire un fronte comune, il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), per cacciare i nazisti e riconquistare la libertà. Per poi regolare i conti in patria, come avvenne con le elezioni del 1948.

    Oggi, settanta anni dopo, le forze di sinistra devono fare lo stesso: unirsi in un fronte sovranista comune, anche se questo sarà egemonizzato dalle forze moderate. I conti li regoleremo dopo aver liberato la nostra Patria dai merkeliani.

    Anche se questo dovesse significare essere alleati di Berlusconi? Ebbene sì, anche in tal caso! I conti, ancora una volta, li faremo dopo aver riconquistato la libertà.

    Nota: leggere tutto l'articolo, prima di giungere a conclusioni sconclusionate...

    Link suggerito: Financial Times: La Politica fa Scoppiare la Bolla Monti (Wolfgang Münchau)

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    Lo spread che sale, la borsa che scende, le dichiarazioni dei vertici dell'Unione Europea, la spropositata eco propagandistica concessa alla cerimonia per il "Nobel all'Europa". Tutto questo, e molto altro ancora, mi ha convinto a rompere gli indugi: sosterrò alle prossime elezioni politiche chiunque si pronuncerà, in modo chiaro e inequivocabile, per la riconquista della sovranità nazionale, e quindi per l'uscita dall'euro e dall'Unione Europea.

    E se questo significasse sostenere Silvio Berlusconi? Allora, signori miei, sosterrò Silvio Berlusconi! La qual cosa non è affatto detta, perché nulla trapela sulle reali intenzioni del Cavaliere. E' davvero intenzionato a cavalcare la bandiera dell'uscita dall'euro, come sostiene Crosetto (almeno in conversazioni informali n.d.r.), o sta solo facendo pretattica, nella speranza di adire la strategia del ricatto, e strappare per questa via, ai merkeliani, le condizioni più favorevoli per gli interessi suoi e del suo clan? Questo non ci è dato saperlo, sebbene le reazioni scomposte cui stiamo assistendo, dopo l'annuncio del suo ritorno in campo, lasciano immaginare la possibilità che il Cavaliere possa davvero diventare l'alfiere di uno schieramento favorevole a chiudere l'infelice esperimento della moneta unica.

    So bene che questa dichiarazione mi costerà molte amicizie, e farà nascere molti equivoci. Già me li immagino i miei conoscenti di destra e centrodestra, berlusconiani convinti, venirmi a dar pacche sulle spalle, ben lieti di avere un argomento in più nella loro eterna polemica con la sinistra e il centrosinistra. Li lascerò fare, come le brigate partigiane comuniste lasciavano fare alle formazioni bianche, e aspetterò che, anche nelle loro fila, altri facciano la mia stessa scelta. Perché di una cosa sono convinto: di patrioti ce n'è a tutte le latitudini politiche, dai comunisti più infervorati ai liberisti più fanatici, ma tutti loro lasceranno i rispettivi schieramenti quando capiranno che la battaglia campale per la libertà della Patria sta per incominciare.

    A destra: Vidkun Quisling, leader del partito fascista norvegese

    Sarà una battaglia campale, ma non decisiva. La lotta per sconfiggere definitivamente il disegno imperialista della Germania merkeliana, sostenuta dai numerosi Quisling imposti ai popoli dell'Europa mediterranea, non sarà breve, come non lo fu il periodo della resistenza ai nazifascisti. 

    Parole troppo forti? Solo per chi non sa leggere i fatti, o si rifiuta di farlo per cecità ideologica o, peggio, interesse personale. I fatti parlano chiaro, anzi chiarissimo:

    1.  La Germania e la Francia vollero l'Italia nell'Unione Europea per tenerla sotto controllo, in particolare per frenarne l'esuberanza industriale. Questo articolo di Claudio Messora, che contiene un'intervista a Nino Galloni, è chiarificatore. E se non bastassero le parole di Nino Galloni, almeno fidatevi di quello che diceva Giorgio Napolitano (proprio Lui, il Presidente) nel suo intervento alla Camera dei Deputati del 13 Dicembre 1978 (vedi anche "Ecodellarete: La Verità è ccom’è la cacarella")
    2. L'architettura europea è stata costruita a partire dalla moneta. Questo processo ha visto una fase transitoria costituita dall'adozione di un sistema di cambi fissi, lo SME. In un sistema a cambi fissi i paesi più deboli, per sostenere il proprio cambio, innalzano i tassi di interesse, mentre i paesi più forti, per contenere la domanda della propria valuta, possono ridurli. Così facendo, i paesi più deboli avevano una sola alternativa: rinunciare a finanziare le proprie infrastrutture, oppure farlo, ma al prezzo di un forte aumento del debito pubblico. I paesi più forti, al contrario, potevano infrastrutturarsi ad un costo inferiore, oppure, a parità di costi, infrastrutturarsi di più. Soprattutto, cominciavano a manifestarsi squilibri nei saldi delle bilance commerciali tra i paesi del centro e la periferia.
    3. Lo SME, pur essendo un sistema di cambi fissi, prevedeva oscillazioni e periodici riaggiustamenti. Con la moneta unica, introdotta nel 1999, questo non è più possibile, per cui gli squilibri iniziano ad amplificarsi. Un'immagine plastica ci è fornita dai saldi della bilancia dei pagamenti dei principali paesi europei, fornita dal FMI, i cui differenziali esplodono proprio in coincidenza dell'adozione dell'euro.

    Ed è proprio l'esplosione dei differenziali nei saldi delle Bilance dei Pagamenti a fornirci la "pistola fumante" che inchioda alle loro responsabilità sia la Germania che le classi politiche che, nei paesi mediterranei, hanno sostenuto il piano di annessione.

    Vi sembra plausibile la tesi secondo cui, a partire dal 2000, tutti i paesi mediterranei (Francia compresa) sono diventati corrotti (e quindi sono andati in deficit) mentre solo la Germania è diventata improvvisamente virtuosa, andando in surplus? Per altro dopo un decennio in cui era stata costantemente in deficit mentre tutti gli altri paesi mediterranei erano in buon attivo (Italia e Francia) o in leggero passivo?

    L'origine della crisi europea, innescata da quella americana (uno shock esterno) è tutta nel grafico qua sopra. Mentre i debiti pubblici dei paesi PIIGS erano stabili o in discesa (con valori estremamente bassi nel caso di Spagna e Irlanda), si formava una bolla nei saldi commerciali che nessuno ha voluto vedere. Una bolla che era ben visibile già nel 2003, anno in cui avviene l'irreparabile: il surplus della Germania passa, in soli 12 mesi, da 46.9 a 128 miliardi di dollari! Perché? E perché nessuno lanciò l'allarme, e anzi la Germania veniva da tutti lodata? La ragione del balzo del surplus tedesco ha un nome e cognome: le riforme Hartz. Una serie di interventi sul mercato del lavoro il cui fine era quello di frenare la crescita dei salari, una vera e propria deflazione salariale, messa in campo in una fase di surplus crescenti. Una mossa aggressiva, ove si rifletta sul fatto che l'euro era già, per la Germania, una moneta sottovalutata, che quindi ne aiutava l'export, come dimostrava il suo già notevole surplus.

    I dati, ovviamente, possono essere letti da diverse angolazioni, le quali generalmente coincidono con degli interessi di parte. Fu così che il successo delle esportazioni tedesche cominciò ad essere spiegato, ai distratti cittadini italiani, come la conseguenza di una superiore virtuosità del sistema sociale e politico tedesco. Un'interpretazione che suggeriva, come ovvio corollario, che anche in Italia ci si dovesse attrezzare con riforme che comprimessero il costo del lavoro, cioè il salario. I capitalisti della nuova Europa andavano a braccetto nel suggerire soluzioni a loro esclusivo vantaggio, mentre nel frattempo le banche tedesche e olandesi (i maggiori creditori) inondavano i mercati dell'Europa mediterranea di crediti facili, sostenendo così il loro export, ma facendo lievitare la bolla. Anche gli intermediari finanziari dei paesi mediterranei erano in festa: da tutto quel ben di Dio di finanziamenti, mutui e credito al consumo, lucravano i loro "onesti" guadagni. 

    L'Italia, giova ricordarlo, era governata da Berlusconi, lo stesso che oggi (forse) potrebbe impugnare la bandiera dell'uscita dall'euro. Questo dato deve essere tenuto presente, perché le cose vanno ben inquadrate. All'opposizione c'era il centrosinistra, il quale pure si guardò bene dal mettere in guardia dal pericolo imminente, sebbene fossero ben a conoscenza dei rischi potenziali di quel trend, come il resoconto della seduta parlamentare del 13 dicembre 1978 dimostra al di là di ogni dubbio!

    Veniamo ora alla domanda topica: perché dovremmo allearci con Berlusconi, se ci dici che anche il Cavaliere è complice di quello che è accaduto?

    Ebbene, ho detto che ci si potrebbe alleare anche con Berlusconi, a patto che questi impugni la bandiera dell'uscita dall'euro, ma ci si potrebbe alleare anche con Bersani, o con Renzi, o con chiunque assuma questa posizione programmatica! Il guaio è che mentre Berlusconi, seppur in modo strumentale, lascia intendere sotto traccia di poterlo/volerlo fare, tutti gli altri (con la sola eccezione del M5S, che attendiamo al varco) hanno sposato una tetragona linea di difesa dell'indifendibile: il sostegno senza se e senza ma al disegno annessionista della Merkel. E' il partito dei merkeliani, che dopo la sfiducia a Monti si è scatenato nel prevedere foschi scenari qualora gli italiani non facciano quanto viene loro ordinato dalle banche e dagli Stati creditori del nord.

    D'altra parte, se il regime merkeliano deve essere abbattuto, chi può farlo se non una parte dell'attuale classe politica? Non è sempre avvenuto così, nella storia, ad ogni cambio di regime? Chi, se non i fascistissimi Grandi, Bottai, Ciano e altri 16, votò l'ordine del giorno Grandi che avrebbe condotto all'arresto di Benito Mussolini?  

    Una settimana prima della riunione del Gran Consiglio, e due giorni prima dell'incontro di Feltre fra Mussolini e Hitler,Heinrich Himmler riceveva un'informativa che anticipava le manovre in corso per deporre il Duce e sostituirlo con Pietro Badoglio. Il documento fa ripetuto riferimento al re Vittorio Emanuele III ed alla massoneria.

    Il problema, oggi, è capire se e quando si riunirà il Gran consiglio che segnerà la fine del regime merkeliano, chi presenterà la mozione di sfiducia, e chi la firmerà. Se nel 1943 l'ispiratore del "colpo di Stato" fu lo stesso Re Vittorio Emanuele III°, potrà esserlo, oggi, il Presidente Napolitano? Non possiamo escluderlo, sebbene l'ipotesi appaia altamente improbabile.

    Lo stesso Berlusconi, che potrebbe decidersi al gran passo nell'estremo tentativo di salvarsi, obiettivo per altro che teneva uniti i congiurati del Gran Consiglio del 25 luglio, appare ancora titubante. 

    Le differenze tra la situazione odierna e la crisi del fascismo sono due. In primo luogo, nel 1943 il tempo era scaduto, perché gli alleati erano già sbarcati in Sicilia. In secondo luogo, e questo è l'aspetto più importante per il nostro ragionamento, manca oggi quell'elemento di rassicurazione per gli interessi dei ceti dominanti rappresentato proprio dagli eserciti alleati. Il timore è che, una volta aperto il vaso di Pandòra della fine dell'euro, si scatenino le forze sociali i cui interessi sono stati a lungo compressi per inseguire il delirio global-liberista di un'unificazione progettata e costruita nel segno degli interessi delle classi dominanti: il grande capitalismo industriale e finanziario.

    Questa circostanza rischia di produrre una prolungata situazione di stallo, durante la quale verrà posto in essere ogni tentativo possibile per rimandare l'inevitabile resa dei conti, trascinando così il paese in una crisi il cui esito potrà essere, tra qualche anno, esplosiva, con rischi gravissimi anche per quel poco di libertà e di democrazia di cui ancora godiamo. Tra gli "utili idioti" al servizio di questo scenario da incubo troviamo molta e buona parte della sinistra parolaia e salottiera, quella, per intenderci, che non sa far di conto e strogola di "più Europa", affollata da personaggi ai quali neppure la lettura di un articolo come quello di Jaques Sapir, pubblicato in questo stesso numero, riesce a far comprendere l'impossibilità dei loro sogni deliranti. 

    Per costoro la tabellina dell'uno non è degna di attenzione, e dunque non possono capire che mai e poi mai la Germania tirerà fuori i quasi quattromila miliardi di euro in dieci anni che le stime prudenziali di Jaques sapir ci dicono essere necessarie per colmare il gap di competitività tra l'Europa del Nord e l'Europa mediterranea

    All'estremo opposto troviamo i fascistelli che non vogliono perdersi l'occasione di mettere sul banco degli imputati il progetto dell'Unione Europea e della moneta unica, in quanto prodotto di una parte politica che è, "nominalmente", di sinistra, sebbene con la sinistra reale non abbia assolutamente nulla da spartire. Sono aiutati, nel loro progredire, proprio dagli "utili idioti" di cui sopra. E che stiano progredendo non v'è dubbio! Sto parlando degli Storace, di Casa Pound, e di tutti quei gruppetti che, spesso utilizzando un linguaggio di sinistra, riescono a nascondere la vera matrice del loro pensiero, che è profondamente antidemocratico e razzista.

    Stretti tra una sinistra che non è sinistra, e una destra che si traveste da sinistra per conquistare consenso speculando sugli enormi guai prodotti dal grande capitale industrial-finanziario europeo, la sfida che i veri e sinceri democratici hanno di fronte è delle più formidabili. Si tratta di armarsi di pazienza, diffondere vera informazione, chiarire i termini reali del conflitto in atto, far riflettere le persone sui differenti ordini di grandezza dei problemi. Ad esempio, che la corruzione è un grande problema, ma che il vero costo della politica sono le decisioni sbagliate. Come quella di entrare nell'euro oppure, tanti anni fa, di dichiarare guerra al mondo. Tra folle plaudenti a Piazza Venezia.

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