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     La Fornitura Quotidiana (FQ) della sesquipedale balla della corruzione 25-10-2012
     CopyLeft: Fiorenzo Fraioli

    Questo è un post al veleno contro la tesi che ascrive alla corruzione la responsabilità del disastro economico, civile, morale e politico che sta distruggendo la nostra patria. Una psicosi che ricorda l'odio antiebraico che si scatenò, negli anni venti in Germania, in conseguenza della devastante crisi economica causata, in realtà, dalle politiche di Francia e Inghilterra.

    Negare la verità, e cercare capri espiatori, è la strada più sicura per far riemergere i fascismi. Complimenti vivissimi ai livorosi imbecilli che si adoperano per la Fornitura Quotidiana (FQ) del loro prezioso contributo.

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    Basta, non se ne può più. La storia della corruzione, raccontata a tutti i cittadini degli Stati cosiddetti PIIGS (come pure ai tedeschi, agli olandesi, ai finlandesi...) come causa principale delle difficoltà dell'euro, è una  balla sesquipedale. In Italia specialmente, il primo imbecille che si alza la mattina, e spara una cifra, viene creduto senza alcuna verifica sui dati. Cominciamo a mettere qualche puntino sulle "i". La corruzione esiste in tutti i paesi, giusto? E, naturalmente, provoca inefficienze, che si scaricano sulla competitività del sistema paese. Tutto giusto. Però, se le cose stanno così, e visto che stiamo parlando di "competitività", allora dobbiamo considerare i costi differenziali di questa benedetta corruzione, non il suo valore assoluto. Per capirci: dire che la corruzione "costa" sessanta miliardi l'anno, non significa nulla, assolutamente nulla, in termini di competitività tra sistemi paese. Domandiamoci: "in Germania, non c'è corruzione?". Ovvio che sì. E quanto costa la corruzione in Germania? Quello che ci interesserebbe, eventualmente, è la differenza tra i costi della corruzione in Germania e in Italia, o in Grecia, o in Spagna. Meglio ancora: qual è il differenziale di corruzione, in rapporto al PIL, tra i paesi virtuosi (Germania?) e i PIIGS? Qualcuno di voi conosce la risposta? Gli unici dati che vengono pubblicizzati sono gli indici di corruzione, e quello, calcolato dalla Corte dei conti, che parla di un costo, per l'Italia, di sessanta miliardi l'anno.

    Una domanda sorge spontanea: va bene che alla gente comune un simile dubbio non passi per la testa, ma come è possibile che, a parte pochissime e benemerite eccezioni costituite da dissidenti e bloggers poco noti, non ci sia un intellettuale di grido, un giornalista affermato, uno scrittore famoso, una persona con grande visibilità mediatica, che si ponga questa domanda? Anche nella mia città, Frosinone, come è possibile che non ci sia una sola persona di cultura capace di porsi questo interrogativo? Possibile che siano diventati tutti degli emeriti imbecilli, capaci solo di ripetere il refrain "sessanta miliardi l'anno di costi della corruzione,  sessanta miliardi l'anno di costi della corruzione,  sessanta miliardi l'anno di costi della corruzione"?

    Eppure non è difficile capire come stiano veramente le cose. Basta un solo dato: la bilancia dei pagamenti (diferenza tra esportazioni e importazioni) dei paesi dell'eurozona, in particolare la Germania e i cosiddetti PIIGS. Guardiamola:

    Il grafico, fornito dal Fondo Monetario Internazionale, è interattivo. La linea gialla rappresenta il surplus annuale, in miliardi di dollari, della Germania. Tutte le altre linee rappresentano i deficit dei paesi cosiddetti PIIGS, oltre alla Francia, prossima socia del club. Ora, cari intellettualini leccaculo di provincia, ma "anche" di statura(?) nazionale, rispondete a questa domanda: credete voi che gli enormi squilibri evidenziati dal grafico del FMI (che non è la società di analisi statistiche 'Pizza&Fichi') siano causati dal differenziale di corruzione tra la virtuosa Germania e i paesi cosiddetti PIIGS?

    Lo credete? E allora andate a........! Io con gli idioti non ho più voglia di parlare. Anche perché, tempo qualche mese, al massimo un annetto, vi accorgerete del vostro errore. Come accadrà? Semplice, quando andrete a cacare!

    Qual è la ragione di questi enormi squilibri, allora, se questa non è (se non in minima-inima-inima parte) la corruzione? Perché, questo è ovvio, il differenziale di corruzione qualche piccolo effetto ce l'ha, ma quando dico che è piccolo, intendo veramente piccolo. Molto meno di quello che rende infelici le vostre amanti, per capirci...

    La ragione di quegli squilibri è il differenziale di produttività tra i paesi che aderiscono alla moneta unica. Un differenziale di produttività che si traduce in maggiori costi per unità di prodotto di alcuni paesi rispetto ad altri. I paesi con produttività minore hanno costi di produzione maggiori, ovvero un'inflazione interna maggiore, per cui tendono a perdere quote di mercato. Ergo, tendono ad avere un deficit della bilancia dei pagamenti. Chiaro bambini?

    Ora, se guardate bene il grafico, noterete che il corridoio tra la Germania e i paesi cosiddetti PIIGS si è costantemente allargato a partire dall'introduzione dell'euro, nel 1999: la Germania è andata sempre più in surplus, mentre tutti gli altri paesi (compresa la Francia, che non è "ancora" un PIIGS) sono andati in deficit. Ci sarebbero anche parecchie altre cose da notare, ma, essendo questo articolo rivolto agli "intellettuali" che sbraitano contro la corruzione causa di tutti i mali, non credo valga la pena di farla troppo complicata. A questa gente viene il mal di testa solo a fare le sottrazioni.

    Prima di continuare, però, beccatevi un altro grafico, elaborato da Alberto Bagnai su dati OCSE: la produttività media del lavoro in Italia e Germania:

    Anche in questo caso, per le ragioni su esposte, non vado troppo per il sottile. Chi volesse approfondire può andare qui, sul blog di Alberto Bagnai, dal quale traggo anche le considerazioni seguenti. Vi ricordo che SME sta per Sistema Monetario Europeo, ovvero l'antenato dell'euro.

    • 13 marzo 1979: l’Italia entra nel SME. (Aguzzate la vista: l'Italia rallenta)
    • 14 giugno 1982: riallineamento dello Sme: la Germania rivaluta del 4.25%, la lira svaluta del 2.75% (totale: 7%) e 21 marzo 1983: riallineamento dello Sme: la Germania rivaluta del 5.5%, la lira svaluta del 2.5%, come il franco francese (totale: 8%). (Aguzzate la vista, l'Italia si riprende)
    • 5 gennaio 1990: la lira adotta la banda di oscillazione ristretta del ±2.5%. (Aguzzate la vista, l'Italia si schianta)
    • 17 settembre 1992: la lira abbandona lo SME e comincia a fluttuare liberamente, perdendo circa il 20% in un anno. (Aguzzate la vista, l'Italia si riprende alla grande, anche se ormai il distacco con i tedeschi è enorme)
    • 24 novembre 1996: l’Italia rientra nello SME. (Aguzzate la vista, l'Italia si schianta definitivamente: la distanza tra la curva verde, Italia, e quella blu, Germania, è proporzionale al taglio lineare delle retribuzioni e delle pensioni, tutte dicasi tutte, che sperimenteremo entro un anno al massimo)

    Fase di rabbia incontenibile: saltate se siete animi delicati. Ma io me devo sfogà

    Come dicevo poc'anzi, cari intellettualini del menga, provinciali o di statura(?) nazionale, ve ne accorgerete (presto) nel cacare! Sono troppo volgare? Certamente, ma ne ho ben donde. E' colpa vostra, cari! Vi penZo e mi viene di parlare così. Ho molto più rispetto per i contadini del mio paese che per voi intellettualoidi del menga, che vi dividete tra BerZani, RenSi, VenTola, Ar-fano e Santadeché. Cosa cazzo ve fate della vostra cultura, se non usarla per leccare il culo a chi potrà darvi qualche miserabile privilegio? Infami traditori, questo siete, e null'altro! Quelli che vedete in questa pagina sono fatti, non opinioni, fatti garantiti e certificati dai maggiori istituti di ricerca economica del capitalismo. Ma voi non volete vederli, questi fatti, e preferite continuare a strologare (ma "anche" a strogolare) di corruzione che ci costa sessanta miliardi l'anno!

    Fine della fase di rabbia incontenibile

    Cosa c'entra lo SME con l'euro? E perché, ogni volta che rientravamo nello SME, e ancor di più dopo che siamo entrati nell'euro, la produttività media del lavoro, in Italia, si afflosciava? Mi calmo e ve lo spiego. Tanto, gli strogolanti sono sicuramente già andati via da questa pagina. E vorrei vedere! Ma niente male, sapete, perché "loro", queste cose le sanno già, solo che non gli conviene dirle.

    Lo SME era un accordo di cambi fissi tra le monete europee, una specie di antesignano dell'euro, il quale, essendo una moneta unica, ha definitivamente eliminato ogni possibilità che il rapporto di cambio (svalutazione/rivalutazione) tra le monete possa variare. Prima dell'euro le cose, ad esempio tra Italia e Germania, funzionavano così:

    • La Germania introduceva un'innovazione di processo, abbassando così i suoi costi di produzione o migliorando un prodotto
    • La Germania, grazie al minor costo o alla migliore qualità, vendeva di più
    • A lungo andare, la maggiore richiesta del prodotto germanico ne faceva alzare il prezzo, ma...
    • ... prima ancora scattava un altro meccanismo...
    • Infatti, per comperare il prodotto germanico bisognava procurarsi i marchi...
    • ...ma i marchi erano anch'essi una merce, ergo il loro prezzo saliva
    • Di conseguenza, l'acquisto del prodotto germanico risultava penalizzato, e il vantaggio conseguente all'innovazione di processo veniva immediatamente eroso

    La parola importante è "immediatamente". L'aumento di prezzo del marco, infatti, era molto più veloce dell'aumento di prezzo (causato della maggiore richiesta) del prodotto innovativo, perché è nella natura dei mercati valutari reagire con prontezza alle variazioni della domanda e dell'offerta. Questo significa che il vantaggio competitivo del paese più "virtuoso" veniva eroso, per l'appunto, "immediatamente". Dunque, in un regime di cambi flessibili, è molto più difficile che si accumulino rapidamente squilibri commerciali (bilancia dei pagamenti) molto grandi. Cosa che è avvenuta, invece, con la moneta unica e, prima ancora ma in misura inferiore, con gli accordi dello SME. Che non causarono squilibri disastrosi proprio grazie ai frequenti "riallineamenti" del rapporto di cambio tra le monete.

    Ma cosa c'entra la produttività con il fatto che la bilancia dei pagamenti si squilibra?

    Ma scusate cari, voi che fate se vedete che gli ordinativi della vostra azienda crescono continumente? Ovviemente investite, per migliorare i vostri processi produttivi. E cosa fate, invece, se vedete che gli ordinativi languono? Ovviamente rimandate gli investimenti. E allora, è tanto strano che chi sta andando bene veda aumentare la propria produttività, per cui, molto probabilmente, continuerà ad andar meglio? Come ve lo devo dire? Ecco, ho trovato: vincere cambia tutto!

    E cosa cercate di fare se siete capitalisti del nord Europa e vedete che, ogni volta che prendete un po' di vantaggio nei confronti di quei maledetti PIIGS, questi, grazie ai cambi flessibili, vi riagguantano subito? Non so voi, ma io cercherei di stringere un'alleanza con qualche classe sociale di quei paesi, interessata ad eliminare un meccanismo che, per voi, è grossa rottura di coglioni. E qual è questa classe sociale? I lavoratori? Oppure i capitalisti dei paesi cosiddetti PIIGS? La seconda che ho detto, ovviamente.

    Cosa ci guadagnano i capitalisti PIIGS?

    Dalle mie parti si dice "piano merlo che la fratta è lunga". Per approfondire questo interessantissimo tema vi rimando al prossimo post (che avrà proprio questo titolo), tra qualche giorno. Vi anticipo, per ora, la risposta principale: disciplinare i lavoratori. Come? Elementare: tagliando i loro salari, presentando questa misura, necessaria in realtà per riequilibrare le bilance dei pagamenti in deficit a causa della moneta unica, come l'inevitabile prezzo da pagare per essere stati pigri, corrotti e poco competitivi. Che è, per l'appunto, quello che hanno già cominciato a fare, e faranno con maggior vigore dopo le prossime elezioni politiche e regionali (vedrete quante regioni cadranno, a causa di scandali e arresti). Dopo, avranno cinque anni per fare di noi quel che vorranno: scaricare sulle spalle dei lavoratori, sia quelli dei PIIGS che del nord, il conto dei loro errori. Ho detto "errori" e non "complotto"? Oddio, un piano c'era, e avrebbe dovuto condurci ad un mondo migliore, con tanti consumatori soddisfatti ma disciplinati, in una società regolata da leggi illuminate ma guidata dai più "meritevoli"... il piano era perfetto, ma qualcosa è andato storto. Ci sentiamo presto.

    Post scriptum per i coraggiosi benpensanti che sono arrivati fin qui: pensate ancora che la colpa sia della corruzione? Ma allora siete de coccio!

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