L'eco della rete: Il precipitare degli eventi - n°3/2014
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    Mara Muscetta
     Lettera a Susanna Camusso 05-09-2011
     CopyLeft: Mara Muscetta

    Dunque martedì 6 settembre sarà il grande giorno:

    Lo sciopero per cambiare l’impianto generale della manovra. Una decisione criticata anche a sinistra, nel PD, e non solo, perché si teme che sarà un ulteriore sacrificio per i lavoratori, senza peraltro essere sicuri della sua piena riuscita.

     

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    Questa tua  minaccia è  però già servita a cambiare molti punti, giudicati inaccettabili anche all’interno della maggioranza, tra cui la soppressione delle feste laiche, e non solo.

     La lotta contra l’evasione fiscale, per  la redistribuzione della tassazione (anche i ricchi paghino!) è già, almeno sembra, una svolta acquisita.

    Ma,- tu dici,-non  deve servire solo per far cassa in tempi d’emergenza: occorrono misure  strutturali per rendere  impossibile  la prima,  giorno per giorno, con  la tracciabilità dei pagamenti in contanti, e confermare la seconda, come prevede l’articolo  38 della Costituzione.

    A fronte del numero di cassette con soldi, titoli e gioielli , emigrate  la scorsa settimana dalle banche italiane a Lugano, si constata che i ricchi si sono già organizzati, e, patriotticamente, vogliono andare a risiedere in Svizzera. L’Italia? Un paese di merda.

     

    2)

    Per quanto riguarda i tagli alla spesa tu consigli di eliminare tutte le consulenze attualmente in vigore nei ministeri, ( per un risparmio di 4 miliardi di euro), e di azzerare invece  i tagli ai Comuni, consentendo  loro di dare ai cittadini quei servizi necessari per sopravvivere.

    Al massimo  per i risparmi necessari  sulle poltrone, sarebbe opportuno accorparli .  Solo all’isola d’’Elba ce ne sono 8!...

    Ma soprattutto lo  scopo dello sciopero dovrebbe  indurre  il governo a  ritirare l’articolo 8 della manovra, voluto dal “socialista” riformatore Sacconi, per rendere normativa la contrattazione  aziendale voluta  da Marchionne a Pomigliano,consentendo dei licenziamenti,  e aggirare così il contratto nazionale, senza nemmeno  bisogno di sopprimere l’art.18. “ Ce lo ha chiesto la BCE- hanno detto- ma la lettera firmata da Trichet e da Draghi nessuno l’ha letta.

     Ufficialmente la misura  dovrebbe servire  per favorire  la crescita produttiva, (fatta poi a favore di un’impresa, la Fiat, che, tra l’altro,  non sa ancora se investire o no nel nostro paese  in futuro, soprattutto a Mirafiori, dove dovrebbe produrre i Suv per la Chrysler)

    Ma in realtà l’art.8  è nato  soprattutto per scardinare l’accordo unitario stipulato dalle 3 confederazioni sindacali con la Confindustria, il 28 giugno 2011.

    E ancora ieri a Cernobbio il rimprovero  maggiore alla manovra  era l’assenza di misure per la crescita.Lo ha detto anche Emma Marcegaglia.

     

    Tu Susanna  hai parlato anche delle pensioni: tutti reclamano la necessità  di uno stop  a 67 anni, come in Germania, ma resta il problema dei COCOPRO , che avranno pensioni di fame, e per i quali la manovra non prevede nulla. E’ di questo che tu preferiresti parlare.

    In tempo di crisi non siamo sicuri di nulla: l’infelicità è generale, perché non c’è lavoro, c’è molto precariato,e  non c’è nessun tipo di giustizia.

    Il mondo, diviso in ricchi,(che vogliono dai dipendenti sempre più sforzi,dando loro sempre meno danaro, e sempre meno tempo di vivere), e  in  poveri,  oppressi, che non sanno se rassegnarsi al peggio, accettando qualunque cosa,  o tentare di ribellarsi.

    A me sembra che la società civile debba sostenere le tue richieste, Susanna, molto concrete : o partecipiamo attivamente per cercare di correggere questa aberrante  realtà oppure finiremo tutti  col subirla.

    Dovremmo  utilizzare la libertà di pensare e di scrivere per  cercare di arrivare alla verità.

    E, mordere la mela dall’albero del bene e del male significa scoprire i problemi, i  rischi pericolosi  e il dolore: non solo il proprio, ma soprattutto quello degli altri.

     

    3)

    Tu hai detto: Basta!

    In russo sciopero si dice zabastovka : hanno incorporato nel termine la parola italiana, ma nel 1921, a Kronstadt,  Lenin e Trozky  lo proibirono: spararono sugli insorti  che lo volevano, e  fu l’inizio  del Termidoro e della fascistizzazione della società sovietica:  la  fine della Rivoluzione.

     La situazione  si ripeté in tutti i paesi dell’Est, in ’Ungheria, nel ’56, in  Cecoslovacchia, nel ’68,  e lo sciopero  fu possibile solo in Polonia, grazie ai legami  finanziari che il sindacato Solidarnosc aveva col Vaticano, lo IOR  e l’Opus Dei.

     Cara Susanna, ti hanno  criticata, da destra e da sinistra: ti hanno rimproverato un’eccessiva precipitazione nel prendere questa decisione dello sciopero  contro la manovra, peraltro ancora in corso di definizione alla Commissione Bilancio.

    Tu hai risposto che vuoi condizionare il Parlamento, dove si legifera, e non di reagire a cose fatte, quando la legge è legge. E’ di stasera la notizia che in Commissione Bilancio l’art.8  è stato confermato. Quindi avevi ragione a programmare lo sciopero.

     Ti hanno rimproverato  di essere  rimasta prudente, quando Landini e la Fiom volevano farlo,  al momento dei  referendum a Pomigliano. E ce ne era di che.

     

    Nel contratto ad aziendam era implicita una soluzione:Come  ridurre in  fabbrica  i  tempi  morti e  produrre  di  più? Un ingegnere giapponese di nome Jhamashima aveva   inventato  una  nuova  metrica  del  lavoro.  (World class manufacturing).

     E  a  Pomigliano  dirigenti  Fiat  e  sindacati  avevano discusso  per  settimane  per ridurre  la  pausa - pranzo da  40  a  30  minuti, per  consentire  agli  operai  8  movimenti  supplementari, e  produrre  così,  nell’arco  della  giornata, 25  auto  in  più,  che,  nel  corso  dell’anno,  sarebbero diventate   6500.

    Quando  gli  operai  hanno  letto  la  proposta  volevano  discutere,  apportare  delle  modifiche,  come  sempre avevano  fatto  nel  corso  di  una  trattativa. Non fu possibile.

    -Non  avete  capito -  Il  testo  non  cambierà.

    Sul  piatto  780  milioni  di  euro, di  investimenti,  I  soldi  serviranno  anche  per  formarvi   al  nuovo  prodotto  e  alla  nuova  grammatica  tempistica.  La  catena   di  montaggio  non  è  robotizzata.  Ora   tocca  a  voi robotizzarvi -.

     

    a) Invece  di  andare  a  prendere  i pezzi  necessari,  e  fare  due  passi, troverete   tutto accanto  a voi, e  quindi  basterà  una  torsione  del  busto!.. Tempo: 72  secondi.

    (A Melfi,dove si fabbrica  la  Grande  Punto, il  sistema  funzionava  già  così, e c‘erano già dei casi gravi di  discopatie. E per  questo la  Fiom aveva  vinto  le  elezioni, ed  era  li il primo  sindacato, battendo  i  riformisti  della  UIL).

     

    b) La  Fiat  poteva ’  inoltre  chiedere, in  funzione  delle  ordinazioni  ricevute dal  concessionario, 80  ore  di  straordinario  a  testa, con preavviso  di 3  giorni, oppure sulla  mezz’ora  di  riposo.  

    (P.Griseri, Repubblica del 16  giugno 2010 ).

     

    c)  Un’operaia, madre di  3  figli, (salario  1600 euro al mese,  con  premi di  produttività  e  assegni  familiari),  intervistata da Repubblica  TV, ha  detto  che  anche   per  andare  alla  toilette  avrebbe dovuto   farsi   sostituire:  la  catena  non poteva  fermarsi!..

    Mi chiedo: l’operaio  di  Pomigliano,  globalizzato  alla giapponese,  si  chiamerà CACO-POCO-PE -POCO-MOTO? !...

     

    4) Il “ Memoriale” di Paolo  Volponi. (1924-1994)

     

    Lo avevo letto tanto tempo fa, ma mi  è sembrato di nuovo molto attuale,  soprattutto in relazione a 3 fattori : Il lavoro in fabbrica, il tempo, e la salute del corpo di chi ci lavora.

     Volponi lo scrisse nel 1962, in pieno miracolo economico. Non è solo un romanzo riuscito ma un vero capitolo sociale della nostra storia.

    “La fabbrica- disse- è stata la mia università”.

    Pur essendo laureato in legge, aveva deciso di fare direttamente un’esperienza di lavoro da operaio  nella Olivetti di  Ivrea, dove Adriano Olivetti aveva avviato un nuovo esperimento di fabbrica umana, avvicinando gli scrittori al mondo industriale, e impegnandosi con nuovi piani  architettonico-urbanistici, sia  a Ivrea che a Pozzuoli.  

    La redazione di un Memoriale autobiografico  era  servita  a Volponi per rivisitare gli eventi di un periodo importante della vita, alla luce delle conseguenze successive.

     Né la fiction né un saggio storico possono adempiere al compito di registrare i mutamenti cellulari della storia collettiva, in seno alla vita privata. Può farlo solo l’autobiografia, che consente  una  testimonianza critica.

    L’Io narrante è quindi  l’operaio Albino Fallugia, reduce nel 1945 dal campo di concentramento tedesco, dove si era ammalato di tubercolosi polmonare.

    Perché era  entrato  in fabbrica, se lo stabilimento gli appariva come la continuazione dell’universo concentrazionario in cui aveva  vissuto in Germania ?Era ’ lavoro : gli dava  da mangiare.La fabbrica era bella, ordinata, gli piaceva, e voleva capirne logica e funzionamento.

     Dapprima aveva preso il lavoro come una sfida, una gara, una corsa contro il tempo.

    Pian piano  si rende conto della realtà: i tempi di funzionamento della cesatrice,  la macchina a cui era addetto, collidono con i ritmi biologici del suo corpo, sovvertendoli.

    In fabbrica non aveva tempo: né di interessarsi agli altri, di farsi degli amici, né  di costruire rapporti. Nella gara col tempo della macchina la solitudine era assoluta.

     

    La Malattia.

     

    Respirando la polvere di metallo creata dalla cesatrice la sua tubercolosi polmonare si aggrava.

     Albino suda, tossisce senza posa,  fa esami e la lastra dice che è molto malato: deve smettere di lavorare e andare in sanatorio.

     Ci resta 2 anni: il tempo affannato  della corsa  diventa il tempo da malato, scandito dalle medicine da prendere, all’alba, al tramonto, segnato dalla contemplazione dei paesaggi, che dalla fabbrica non era più possibile guardare, tanto la terra intorno era devastata.

     Una volta guarito,  al momento del ritorno al lavoro,  non può continuare a farlo come prima.

    La fabbrica lo aveva distrutto, lo aveva curato, e ora gli  aveva assegnato un posto di piantone, di sorvegliante: un lavoro tranquillo. Aveva  di nuovo il tempo di guardare gli altri.

                          ***

     E’ l’’ultimo capitolo del “Memoriale”, che presenta impressionanti particolari di somiglianza con la situazione odierna, nella fabbrica giapponesizzata  di Pomigliano.

     Anche se si trattava di uno stabilimento  dell’era fordista,  la logica  è rimasta  la stessa: come ottenere  dai lavoratori una maggiore produttività.

    Albino, da sorvegliante,  constata un cambiamento, un’agitazione crescente, un viavai inedito fra i suoi colleghi…

    In molte linee di lavoro ci sono sovraccarichi nuovi, e senza aumenti di salario. Le condizioni sono molto peggiorate.

     Gli operai della Commissione Interna vengono ricevuti dai dirigenti, ma non ascoltati.

     (Esattamente come ha  fatto Marchionne con Landini …)

    Quando gli operai escono fuori dai cancelli per distribuire i  volantini di denuncia  redatti dalla FIOM per  proclamare lo sciopero, la Direzione chiama la polizia. La Celere usa gli idranti, e i manganelli, e si decide poi anche  a tirare.

    Albino, legge il volantino della Fiom: Sciopero in difesa della dignità, contro una condizione di schiavitù”.

     Nella sua nuova qualità di piantone, riesce ad attraversare velocemente  tutti i reparti, e ad arrivare fino alle cucine. E, ai cuochi che si preparavano a servire il pasto alla mensa,  fa in tempo a gridare: Sciopero!  Scioperate tutti

    Grande confusione di pentole in ebollizione e di uomini in perplessità, poi tutto si blocca.

     La gente comincia a uscire, e lo sciopero riesce.

    Ma Albino , convocato all’ufficio del personale, riceve una diffida, perde il lavoro, e   viene licenziato.

     

    Conclusione:

    Noi della società civile sappiamo che  con uno sciopero nel marzo del 1943 la classe operaia a Torino  si fermò per non fabbricare più armi. Disse no alla guerra fascista,  ben prima dei notabili del Gran Consiglio, che lo fecero solo  il  25 luglio.

    Come ieri anche oggi,  in  un momento tragico  della storia italiana,  la classe operaia è ancora   in prima fila.

     Oggi sappiamo che i lavoratori  in Cassa integrazione aderenti al tuo appello domani scenderanno in piazza, non solo  contro l’articolo 8 della manovra,  ma anche contro un governo scandaloso, corrotto e  inconcludente,  che  ha detto tutto e il suo contrario. E rischieranno duro, perché non si sa se in settimana il Governo  blinderà  il provvedimento  con   la fiducia, e impedirà  al Parlamento di discutere.

    In questo caso, se l’articolo 8 non verrà ritirato, sarebbero certamente   gli operai a pagare più di tutti, e lo faranno ancora più duramente nei prossimi mesi.

     Perciò  bisogna sostenerli, prima che il Parlamento traduca in legge il decreto del CDM.

    E scenderemo in piazza  anche noi per raccogliere le firme per il Referendum, perché, cambiare questa legge elettorale è altrettanto urgente che approvare la  manovra

    . Non ne possiamo più di un’assemblea di nominati e di yes-men, corvèables à gogò, che rispondono solo ai capi quando impongono la fiducia, e non ai cittadini elettori.

    Perciò sento  il bisogno di dirti:

    -Forse questa grave  crisi è un’opportunità. La storia siamo noi!.... Siamo con voi,  siamo con la CGIL, pronti a  difendere  la giustizia e la  democrazia”. 

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