L'eco della rete: Il precipitare degli eventi - n°3/2014
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    Roberto Farinacci
     La moderna caccia ai doppiogiochisti e ai corrotti 01-10-2012
     CopyLeft: Fiorenzo Fraioli

    La Storia si ripete: il segnale del crollo di un regime è, come sempre, l'apertura della caccia ai doppiogiochisti e ai corrotti. Come al tempo del fascismo. E nel 1992.

     

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    Sembra di essere tornati al 1992. Improvvisamente i giornali, i telegiornali, le trasmissioni di approfondimento, hanno scoperto che esiste la corruzione. Provvedimenti di peso ridicolo vengono presentati come il primo passo di una lunga marcia moralizzatrice. La strada sarà lunga, si legge tra le righe, ma, soprattutto se Mario Monti sarà confermato alla guida del paese, il processo continuerà. C'è Bondi, l'uomo che ha rimesso in piedi Parmalat, che lavora alacremente. Certo, non sarà facile rimediare ai danni prodotti da decenni di ruberie, ma l'Italia, assicura Monti, ce la farà.

    Naturalmente un popolo come quello italiano, scientificamente mantenuto nell'ignoranza, sta abboccando all'amo. Un buon osservatorio per tenere d'occhio la progressione della disinformazione orchestrata dai media è Facebook, dove abbondano i links che hanno per oggetto episodi di corruzione. Naturalmente, i sinistri postano episodi che riguardano i destri, e questi ultimi rendono il favore, riportando links ad articoli che trattano di episodi nei quali sono coinvolti i sinistri. Uno spettacolo desolante.

    Una minoranza di italiani porta avanti una battaglia disperata, che non ha alcuna possibilità di successo nonostante i dati (e che dati!) che possono portare all'attenzione di tutti siano assolutamente inequivocabili. La situazione richiama alla mente quella dell'estate del 1942, quando i primi inquietanti scricchiolii, già percepibili da almeno un anno, erano diventati un rumoroso brontolio. Ciò nonostante, e a dispetto del fatto che la maggior parte della popolazione guardasse ormai con disincanto alle speranze di vittoria, tutta la classe dirigente continuava a giurare pubblicamente fedeltà al regime fascista mentre, sottobanco, erano già iniziate le grandi manovre per rovesciarlo e prenderne le distanze. Al di sotto di questa, lo sterminato esercito dei fascistelli di seconda e terza categoria continuava ad avere fede nel Duce, e ad ignorare bellamente la realtà. Se l'Italia precipitò nella guerra civile, la responsabilità fu anche di questa congerie di piccoli burocrati e privilegiati, contro i quali, per altro, il regime aveva scatenato una guerra propagandistica non dissimile dall'attuale caccia agli sprechi, alla ricerca dei doppiogiochisti che, secondo i coriferi del regime, stavano sabotando l'immancabile vittoria del fascismo. Una caccia nella quale si distinse per zelo il gerarca Roberto Farinacci. Lo scopo di quella campagna, non dissimilmente da quella odierna contro i corrotti, era quello di distrarre l'attenzione del popolo dal vero andamento della guerra, attribuendo le difficoltà a una minoranza di gerarchi di seconda e terza fila, accuratamente scelti per la loro ininfluenza e per i comportamenti particolarmente folkloristici: i Franco Fiorito dell'epoca, insomma.

    Il fatto è che, seppure qualche dubbio su una conclusione positiva dell'avventura bellica cominciasse a farsi strada, nessuno di costoro poteva immaginare quello che sarebbe accaduto di li a un anno. I gerarchetti di seconda e terza fila, ai quali non arrivavano le vere notizie, essendo le loro "fonti" esclusivamente i giornali e la radio di regime, finirono così con il costituire il perno della gabbia di disinformazione che condusse l'Italia al disastro dell'otto settembre in condizioni di assoluta impreparazione psicologica e politica. I loro emuli, oggi, frequentano le sedi dei partiti, impegnati tra primarie di coalizione e congressi di rifondazione, mentre, in televisione e sui giornali mainstream, si minimizza la portata degli eventi e si inondano gli italiani di falsità.

    Il numero dei complici dell'odierna pervasiva campagna di disinformazione, anch'essi convinti che si, ci saranno dei problemi, ma nulla di disastroso potrà accadere, è impressionante. Costoro si prestano a disinformare perché, in fondo, sono convinti che questo sia il miglior modo per preservare i loro mediocri interessi: "si, certo, la guerra forse è perduta, ma il regime sopravviverà, e a me non conviene essere ribelle". E poiché lo zelo che mettono nel servire i loro padroni è straordinario, ne risulta un fuoco incessante di disinformazione, offuscamento della realtà, travisamento, che sortisce uno straordinario effetto sui milioni di politici di secondo e terzo livello che operano (e mangiucchiano) nei partiti dell'odierno regime.

    L'Italia si sta così avviando al nuovo 8 settembre in una condizione di assoluta impreparazione psicologica e politica. Questa è una tragedia epocale. Quello che i giannizzeri dell'informazione mainstream non capiscono, o si rifiutano di accettare, è che non ci sarà un semplice armistizio, dopo il quale si apriranno le trattative per un nuovo ordine europeo guidato dalla Germania vittoriosa, o da una coalizione di Stati del sud che si dimostrerà capace di tenerla a bada. Questo non accadrà mai, perché lo scontro in atto, come i precedenti per altro, prevede una sola possibile soluzione: la resa incondizionata. Dei paesi dell'orlo mediterraneo (Francia compresa) o della Germania. Tertium non datur.

    E' come se, dopo le fulminee avanzate tedesche dei primi anni di guerra, si fosse potuto ipotizzare un ordinato ripiegamento degli eserciti del Reich, o una pace che lasciasse nelle mani di quest'ultimo gran parte dei territori conquistati! Impossibile. La Germania, e i paesi suoi alleati, cercheranno invece di vincere questa guerra economica, scatenata nei primi anni della moneta unica allorquando, mentre i paesi del sud venivano invasi dai capitali del nord e costretti a politiche di rientro dal debito pubblico, i tedeschi aumentavano il loro e mettevano in campo politiche di contenimento salariale, realizzando, di fatto e proditoriamente, la svalutazione reale competitiva che ha messo in ginocchio le economie dei cosiddetti PIIGS.

    Questi sono dati di fatto che, sebbene non semplici, potrebbero tuttavia essere spiegati agli italiani se solo si dedicasse, a tale scopo, un decimo delle energie e del tempo che viene speso per realizzare i plastici delle scene dei delitti più raccapriccianti. Nulla di tutto ciò viene fatto, con la conseguenza che gli italiani, quando ascoltano le notizie economiche e hanno sentore delle mobilitazioni nella piazze europee, le considerano alla stregua delle famose "ritirate strategiche" con le quali il regime fascista nascondeva le sue sconfitte. Dopo El Alamein e Stalingrado, vale la pena ricordarlo, i cittadini romani continuarono ad affollare i caffè chantant di Piazza Esedra, fino a buona parte dell'estate del 1943. Nemmeno lo sbarco in Sicilia del 9-10 luglio 1943 cambiò le loro abitudini, circostanza questa che, probabilmente, contribuì alla decisione degli alleati di bombardare lo scalo di San Lorenzo, la mattina del 19 luglio 1943: 3000 morti e 11.000 feriti. Un antipasto di quello che sarebbe successo dopo.

    Sei giorni più tardi, il 25 luglio, le trame tutte interne alla classe dominante portarono alla caduta del fascismo, nel disperato tentativo di trovare una via d'uscita. I balli in piazza Esedra, naturalmente, cessarono, ma gli italiani, invece di mobilitarsi immediatamente e in massa, si rifugiarono in casa. Che altro potevano fare? Nessuno aveva raccontato loro la verità, per anni. E, senza sapere quello che succede, l'unica scelta possibile è quella di rintanarsi in casa.

    Ebbene, questo è quello che faranno gli italiani, come prima reazione, quando la situazione precipiterà. Ci sarà però una differenza, che riguarda il "dopo": questa volta il processo che allora non fu possibile celebrare, perché dopo la caduta del Fascismo non si trovava più un solo intellettuale disposto a difenderne le ragioni e alcuni limitati meriti (certamente non bastevoli per un'assoluzione: al più le circostanze generiche), questo processo, dicevo, si farà con assoluta certezza. Perché, questa volta, le dichiarazioni degli eurofili saranno agli atti, nei vecchi post su Internet e nei social forums, e a questa gente, siatene certi, non sarà possibile riciclarsi come avvenne a tanti intellettuali che furono fascisti durante il fascismo, comunisti dopo la caduta del fascismo e (miracolo di San Gennaro!) liberisti dopo la caduta del muro di Berlino! Vi aspettiamo anime belle, continuate pure a straparlare di "più Europa" o di "altra Europa", ma sappiate che il termine ultimo per i ripensamenti è già fissato: sono le prossime elezioni americane, 

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