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    Lucio Magri
     L'Italia nello SME: L'intervento di Lucio Magri. 10-08-2013
     CopyLeft: Fiorenzo Fraioli

    Rileggere, a distanza di 35 anni, gli interventi di alcuni parlamentari della sinistra dell'epoca, lascia sgomenti.

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    Non è la prima volta che torno sulla seduta parlamentare di mercoledì 13 dicembre 1978, nel corso della quale si svolse un'accesa discussione sulla scelta di aderire o meno allo SME. Oggi voglio porre in evidenza uno stralcio del lungo e articolato intervento di Lucio Magri.

    Primo stralcio

    «Una prima considerazione da fare, di buon senso ma non ovvia, è questa: negli ultimi anni il deprezzamento della moneta e l’elevato tasso di inflazione non sono stati per l’economia italiana solo una manifestazione di crisi, sono stati anche il principale strumento di difesa rispetto alla crisi stessa. E' il deprezzamento della lira, infatti, che ha consentito una rapida espansione delle esportazioni senza grandi investimenti, senza nuovi settori trainanti e dunque con un contenuto tecnologico relativamente in declino; è il deprezzamento della lira che ha consentito anche una ristrutturazione industriale fondata prevalentemente sul decentramento produttivo, sulla piccola e medita impresa, sul lavoro precario. Ed è, infine, l’inflazione permanente che ha consentito, pur senza grandi trasformazioni strutturali, una poco appariscente ma sostanziosa redistribuzione del reddito interno e la compressione delle rendite, soprattutto bancarie ed edilizie. Che si trattasse di una soluzione illusoria, e comunque efficace solo nel breve periodo, è fuori di dubbio, e noi più di altri lo abbiamo sempre sostenuto. Quanto può reggere un equilibrio fondato sul fatto che si esporta sempre più per ottenerne in cambio, in termini reali, sempre meno, o sul fatto che un settore crescente dell’economia sopravvive a bassa produttività soprattutto grazie all’evasione fiscale e previdenziale o sul fatto che si comprime il reddito di certe zone o strati della società ma senza modificarne la fisionomia produttiva e proporre loro una nuova prospettiva di sviluppo?»

    Secondo stralcio

    «Anche coloro, insomma, che come l’onorevole Ugo La Malfa, al contrario di noi, ritengono possibile ed auspicabile un risanamento in termini capitalistici del nostro sistema produttivo, difficilmente possono negare il fatto che anteporre oggi l’unificazione monetaria ad uno sforzo politico economico di riconversione, che sarà certo lungo e complesso, vuol dire essere subito costretti a operazioni più drastiche, come l’attacco alla scala mobiIe, il fallimento delle imprese marginali, la riduzione secca della spesa pubblica;  operazioni che separano, quindi, nettamente il problema della stabilizzazione da quello della programmazione di un nuovo tipo di sviluppo;  costituiscono un’ulteriore svolta moderata nel programma di Governo e, dunque, scontano uno scontro sociale durissimo e, dati i rapporti di forza reali, una soluzione politica al limite, e forse oltre il limite, dell’autoritarismo. E, infatti, almeno una parte di coloro che sollecitano questa scelta non nascondono affatto la valenza che essa ha; scelgono l’adesione allo SME non perché confidino in un vantaggio economico, ma perché la considerano un deterrente necessario per imporre, attraverso uno scontro, una svolta che smantelli i rapporti di forza politici e di classe costituitisi in questi dieci anni, e per la quale sanno di non avere una forza sufficiente all’interno del paese. Già questa sarebbe una ragione più che sufficiente perché la sinistra ed il movimento sindacale apponessero un rifiuto netto all’adesione allo SME ed avessero il coraggio di sostenerlo con una lotta politica generale, anziché con piccole scaramucce di retroguardia»
     

    Mie considerazioni

    Alla luce di quello che oggi sappiamo, le parole di Magri (ma anche quelle che furono pronunciate da Cicchitto e da Napolitano) non lasciano spazio al minimo dubbio: essi sapevano. Essi avevano le competenze tecniche e la visione politica per comprendere il significato e i rischi per il nostro paese dell'adesione allo SME e, successivamente alla moneta unica. Perché, dunque, questa conoscenza e questa visione non sono state trasmesse e fatte ben intendere alla vasta platea di militanti di sinistra, e alla ancor più vasta base elettorale? Cosa ha impedito che ciò accadesse? Certo, non c'era la rete; ma c'erano le radio libere, il ciclostile, si potevano organizzare convegni, scrivere libri, insomma mantenere viva la lucida opposizione a un progetto classista e contrario agli interessi popolari. E allora? Anche Lucio Magri, come Cicchitto e Napolitano, si è convertito al nuovo verbo monetarista? 

    Forse sono ingiusto, forse non conosco abbastanza bene la parabola politica di Magri e, magari, qualcuno può indicarmi dove sbaglio. Gliene sarò grato.

    Infine, un dubbio atroce: Lucio Magri scelse di porre fine alla sua esistenza per motivi esclusivamente personali, legati alla depressione per la perdita dell'amata moglie, oppure quella vicenda ebbe origine, anche, dalla sua parabola politica? 

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