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     Il sovranismo 01-11-2013
     CopyLeft: Fiorenzo Fraioli

    Un contributo alla comprensione del sovranismo dalle sperdute lande ciociare...

    Link correlato: I sovranisti tra divulgazione e militanza politica (Stefano D'Andrea)

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    Il sovranismo è un pensiero politico che nasce come reazione al globalismo. Il globalismo è la forma contemporanea del liberismo. Esistono almeno due declinazioni diverse del globalismo, quella anglosassone e quella eurota. Sono entrambe antidemocratiche, ma si distinguono perché la prima è egemone e imperialista, mentre la seconda aspira a diventare egemone e imperialista. La strategia anglosassone poggia sul dominio militare e sul fatto che il dollaro è la moneta di riferimento per gli scambi internazionali. Per questa ragione la politica monetaria del conglomerato anglosassone è basata sul deficit: affinché il dollaro resti la moneta di riferimento negli scambi internazionali è necessario che sia abbondante. La sua vera forza, infatti, poggia sul predominio incontrastato del complesso militare-industriale degli Stati Uniti.

    Il conglomerato eurota sta sfidando il predominio anglosassone con una strategia il cui fine ultimo è quello di affiancare, e poi sostituire, il dollaro con l'euro come moneta di riferimento negli scambi internazionali. Non potendo contare sulla supremazia militare, il conglomerato eurota sta giocando la carta del collasso inflazionistico del conglomerato anglosassone, strutturandosi come una fortezza monetaria. La "fortezza Europa".

    L'obiettivo della "fortezza Europa" è quello di costruire un'area geopolitica ad altissima competitività e bassa inflazione, nella quale siano comprese regioni capaci di produzioni ad altissima tecnologia e altre destinate a fornire mano d'opera a prezzi competitivi, tutte sottoposte al controllo di un unico vertice politico sottratto al controllo democratico dal basso. La "fortezza Europa": bassa inflazione e (necessariamente) alta disoccupazione... il paradiso di Von Hayek.

    Poiché il sovranismo ha come obiettivo prioritario la distruzione del progetto "fortezza Europa", esso appare ad alcuni come il naturale alleato del conglomerato anglosassone, suscitando pertanto la diffidenza di quanti, per tutta la loro vita, lo hanno combattuto. Costoro, pur non dichiarandolo esplicitamente, ritengono che il nemico principale resti pur sempre il conglomerato anglosassone, ripromettendosi di condurre una battaglia dall'interno per la democratizzazione del progetto "fortezza Europa", senza tuttavia scardinarlo. I nemici del conglomerato anglosassone appartengono sia alla cosiddetta tradizione "di sinistra" che a quella "di destra". I primi hanno nel cuore l'URSS di Stalin, i secondi l'asse Roma-Berlino in lotta contro le plutocrazie giudaico-massoniche. Né gli uni, né gli altri, sono in realtà sovranisti, sebbene tentino, in ogni modo, di infiltrarlo.

    Il sovranismo è altra cosa rispetto a costoro. Il sovranismo ha un solo vero nemico: il globalismo, in ogni sua forma e declinazione! E ciò per una ben precisa ragione: il globalismo è una minaccia letale per quella che è la più grande conquista della civiltà: la democrazia. Per essere più precisi, la possibilità della democrazia. Per noi sovranisti, infatti, esistono delle condizioni necessarie, sebbene non sufficienti, affinché la democrazia possa esistere. La prima di queste è l'esistenza del soggetto che la esercita, soggetto che ci piace denotare con il termine, necessariamente generico, di "popolo". Non è un caso che i nostri avversari ci definiscano "populisti", un termine che accettiamo in pieno e del quale andiamo orgogliosi: noi sovranisti siamo populisti!

    Un "popolo" è una comunità di eguali, non nel senso di "esseri identici" da ogni punto di vista, ma in quello di collettività che si riconosce in un ampio ambito di valori e interessi concreti condivisi, pur nella diversità delle condizioni dei singoli. Questa collettività ha radici nella storia, non nella razza o nella geografia. La storia crea e distrugge i popoli, dunque nessun popolo è eterno (con sommo scorno per quei popoli che credono di esserlo, magari perché "figli prediletti di Dio"... ma questa è un'altra storia). Tuttavia, in ogni momento della storia, dunque nel nostro presente, i popoli esistono, quali che siano i drammi e le tragedie che li hanno fatti nascere. Paradossalmente, se il folle tentativo degli euroti riuscisse a sopravvivere ai disastri che verranno se non riusciremo a fermarli, perfino da questa immane tragedia potrebbe nascere un nuovo popolo europeo, quello che oggi, sia ben chiaro, non esiste.

    In effetti il sogno di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, autori del Manifesto di Ventotene, era esattamente quello di far nascere, dal sangue della seconda guerra mondiale, un'identità europea. Questo sogno, però, è stato strumentalizzato e usato dalle élites economiche e politiche europee come cavallo di troia per la promozione di un progetto oligarchico e imperialista, cucito su misura sui loro interessi e funzionale alla loro battaglia contro l'imperialismo del conglomerato anglosassone: imperialismo eurota contro imperialismo anglosassone.

    Il sovranismo, dunque, è quel pensiero politico che intende preservare la condizione necessaria, sebbene non sufficiente, affinché la democrazia, che è il massimo prodotto della civiltà politica di ogni tempo, possa esistere: l'identità dei popoli nella realtà storica concreta. Solo laddove esiste un "popolo" la democrazia può (forse) germogliare, pianta preziosa quanto delicata, sempre minacciata, in ogni tempo, dagli imperialismi.

    Questo significa che non sono mai esistiti "imperi abbastanza democratici", tali che, in un bilancio dei vantaggi e degli svantaggi, essi risultini accettabili? Un'affermazione di questo genere sarebbe imprecisa, poiché sappiamo tutti che non mancano, nella storia, esempi di imperi che sono stati capaci di conciliare gli interessi confliggenti dei popoli sottomessi. Senza voler andare troppo lontano citando esempi estranei alla civiltà occidentale, ci basta ricordare il meraviglioso equilibrio che (per quei tempi) seppe raggiungere l'impero romano nel periodo degli antonini. Si tratta, allora, di capire se la costruzione eurota abbia caratteristiche tali da renderla accettabile, cioè se lo scambio tra democrazia e buon funzionamento del sistema politico che le élites eurote hanno concepito sia così favorevole da renderlo tollerabile, oppure se ciò debba essere totalmente respinto. In particolare, è necessario andare oltre la contingenza della crisi in corso, per capire se, a dispetto di questa, l'orizzonte che si prospetta sia sostanzialmente positivo oppure tragico.

    Un aspetto importante, del quale si deve tener conto, è il fatto che il progetto eurota è stato a lungo incontrastato. Questo significa, al di là del fatto che poche e minoritarie voci si siano fin da subito levate contro di esso, che esiste un "sentimento europeo" non pregiudizialmente ostile alla possibilità che i popoli europei riescano a convergere all'interno di un'unione politica. E' stato solo con la crisi che il movimento sovranista ha preso piede, catturando l'attenzione di un numero crescente di cittadini dei popoli europei. Quello che subito è apparso chiaro, ed è questa la ragione vera e profonda dell'inarrestabile marcia del sovranismo, è che il progetto eurota è l'esatto contrario di quello che, ingenuamente, il sentimento popolare aveva inteso. La sorpresa è stata enorme.

    Abbiamo scoperto che dietro le belle parole e la propaganda si celava un piano classista, oligarchico e antidemocratico, di natura tale da non essere emendabile. Abbiamo anche capito che la determinazione delle élites eurote nel perseguire questo progetto è tale da giungere alla menzogna aperta, e che esse sono disposte a passare sopra qualsiasi tragedia e a qualsiasi prezzo per le popolazioni. I popoli europei, per primi quelli dei paesi periferici, ma presto, e inevitabilmente, anche quelli dei paesi "core", si stanno mobilitando, scegliendo come bandiera il sovranismo, cioè l'idea che la condizione necessaria (ma non sufficiente: repetita iuvant) per la democrazia è l'esistenza del soggetto che la pratica: il popolo.

    D'altra parte anche l'esempio che abbiamo citato, l'impero romano nell'età degli antonini, testimonia a favore di questa tesi. In quel periodo, infatti, quello che chiamiamo "impero romano" si riorganizzò nella forma di una confederazione di popoli, soluzione alla quale giunse, con molta intelligenza, l'aristocrazia senatorile italica davanti all'evidenza del fatto che la sola forza delle armi non era in grado di sorreggere l'immensa costruzione realizzata con il sangue dagli eserciti della Repubblica. Vi prego di soppesare con attenzione le due espressioni che ho usato: "eserciti della Repubblica" e "aristocrazia senatorile italica". Fu una repubblica, infatti, quella che conquistò l'intera Europa, e fu la sapienza politica delle "classi senatorili italiche" che seppe mantenere tali conquiste realizzando, per due secoli, un'unione europea che, ancora oggi, dopo due millenni, affascina e seduce il cuore e la mente di tutti! Ebbene quel mito, fondato sulla forza espansiva di una repubblica e gestito da una élite intelligente e concreta (guarda caso italiana) è stato usato per un progetto di natura assolutamente imperiale e antidemocratico.

    In definitiva, e per essere assolutamente chiari ed espliciti, il movimento sovranista pone al vertice dei suoi valori la democrazia, intesa come prassi realistica, e identifica una condizione necessaria (sebbene non sufficiente) affinché la democrazia possa sussistere: l'esistenza di un soggetto che la pratichi, denotato con il termine "popolo". Ne consegue che ogni ipotesi di cessione di sovranità da parte dei popoli nei confronti di organismi sovraordinati non può che avvenire o attraverso la formazione, nel travaglio degli eventi storici, di una nuova identità, oppure per mezzo di un processo confederativo; anche guidato da una forza egemone, ma con intelligenza politica e una effettiva volontà di realizzare una paritetica e democratica condivisione della sovranità. Né il primo, né il secondo di questi scenari descrive il processo di unificazione europeo per come esso si è svolto. Per questa ragione, nell'agenda politica attuale dei sovranisti c'è il ripudio, senza se e senza ma, dei trattati europei!

    Non può essere un piccolo post l'occasione per ricordare tutti gli elementi che dimostrano come la seconda delle ipotesi citate (una paritetica e democratica condivisione della sovranità) sia stata intenzionalmente tradita, la prima essendo, con ogni evidenza, insussistente. Colgo l'occasione, per chi è interessato ad approfondire l'argomento, per segnalare un testo che merita, a buon diritto, di essere considerato come uno dei capitoli della nostra "Bibbia sovranista": il libro di Luciano Barra Caracciolo (blog orizzonte48) dal titolo "EURO E(O?) DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE". Noi sovranisti pensiamo che la via d'uscita da questa situazione sia il ritorno alla piena sovranità degli stati nazionali (in un certo senso le "tribù dell'Europa"), che successivamente potranno, se decideranno di farlo, scegliere di confederarsi, nelle forme e nei tempi opportuni, per far fronte alle sfide della modernità. In ogni caso, dovrà essere un processo guidato dagli interessi diffusi rappresentati democraticamente nei singoli stati, ognuno espressione dei diversi popoli europei. Solo il dipanarsi della storia determinerà (forse, chissà...) l'eventuale nascita di una reale identità europea, dalla quale potrà sorgere una nuova cittadinanza democratica. Noi sovranisti ripudiamo la strada scelta dagli euroti perché costoro, ossessionati dalla loro guerra all'imperialismo anglosassone, farebbero di noi nient'altro che sudditi di un altro imperialismo. Forse peggiore di quello che intendono (credono di) contrastare.

     

    Abbiamo in programma di invitare Luciano Barra Caracciolo a Frosinone, forse prima della fine dell'anno. Stay tuned. E nun ce fate fa la figura che facemmo due anni fa, quando invitammo Alberto Bagnai e, a parte gli studenti della mia scuola, c'erano dieci persone! Ekkekazzo!!!

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