L'eco della rete: Il precipitare degli eventi - n°3/2014
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     Le due destre euriste, i forconi e gli sce(m)ari possibili. 10-12-2013
     CopyLeft: Fiorenzo Fraioli

    Riflessioni sull'Italia in fiamme.

    Lettura suggerita: LA SFASATURA: SVEGLIA! (orizzonte48)

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    Premessa

    Credo si possa ormai affermare con cognizione di causa che le ragioni di fondo della crisi sono state messe a fuoco. Vi è generale consenso sul fatto che alla base vi è una crescente divaricazione tra salari e produttività, con i primi stagnanti o in debole crescita da decenni, a fronte di imponenti aumenti della seconda. Il sistema finanziario ha sopperito alla carenza di reddito dei lavoratori, che avrebbe depresso la domanda globale, aumentando l'offerta di credito. Ha così spostato il problema in avanti, fino ai nostri giorni. In Europa si è fatto di più: l'offerta di credito non è stata uniformemente distribuita all'interno dei paesi dell'eurozona, ma si è caratterizzata con il dividerli in due grandi gruppi, i paesi creditori e quelli debitori. 
    Questo insieme di fatti oggettivi può essere interpretato, e di fatto lo è, utilizzando due approcci economici, quelli di derivazione keynesiana e quelli di derivazione marxista. Ne escono con le ossa rotte tutti gli altri. In sostanza, le due uniche "teorie" che riescono a "spiegare i fatti" hanno in comune la presa d'atto che il capitalismo non è un sistema economico in grado di autoregolarsi, e dunque deve essere governato dallo Stato (per i keynesiani) o superato (per i marxisti). 

    Quel che è accaduto

    E' purtroppo accaduto che dalla fine degli anni settanta sia le visioni keynesiane che quelle marxiste siano state accantonate dalle forze politiche che ne erano portabandiera, sovente in modo nascosto e obliquo. Il PCI è diventato PDS, poi DS, infine PD. Il Movimento dei comunisti Unitari entrò nel primo governo Prodi (1996-98), pur senza incarichi ministeriali, mentre Rifondazione Comunista lo appoggiò dall'esterno. Ricordo che, in quegli anni, era già in vigore il trattato di Maastricht (1992-93) ed era in preparazione il trattato di Amsterdam (1997-99). Nel secondo governo Prodi (2006-08) erano presenti sia Rifondazione Comunista che il PdCI, con incarichi ministeriali. Eravamo nell'euro dal 1999, e nel 2007 era scoppiata la bolla dei mutui subprime americani. In definitiva, una parte dello schieramento che oggi viene indicato come centro-sinistra aveva attivamente promosso il progetto dell'euro, mentre l'altra si era messa a rimorchio, pur potendo esibire (RC) un voto contrario al trattato di Maastricht nel lontano 1992.
     
    Sull'altro versante la Lega Nord, dopo qualche iniziale opposizione, si adeguò. Di Berlusconi si ricordano numerose manifestazioni di ostilità nei confronti del progetto europeo (il più noto, o almeno il più folcloristico, è l'incidente del2 luglio 2003 con Martin Schulz, oggi Presidente del Parlamento Europeo) ma nessuna seria e organica opposizione.
     
    In conclusione è coerente con i dati di realtà affermare che tutte le forze politiche italiane hanno, in un modo o nell'altro, contribuito al progetto monetarista dell'euro, attivamente o assistendo passivamente, senza mai opporsi seriamente ad esso. L'episodio più grave è del 2008, allorché sia il Senato che la Camera dei deputati ratificarono all'unanimità, nel mese di agosto e senza alcuna copertura informativa, il trattato di Lisbona. Non c'erano più, in Parlamento e al Senato, né RC né il PdCi, ma non ricordo alcuna presa di posizione di questi due partiti davanti a un episodio così abnorme.
     
    Ma il peggio doveva ancora arrivare perché nell'autunno del 2011, in piena emergenza per lo spread, il governo Berlusconi fu fatto cadere tra le grida di giubilo di tutto il cosiddetto (dai media) "popolo della sinistra", mentre lo stesso Berlusconi si guardava bene dallo spiegare agli italiani quel che stava realmente accadendo. Personalmente giunsi quasi a litigare con molti dei miei amici piddini, tutti convinti che Mario Monti avrebbe messo a posto le cose. Durò poco, diciamo fino al pianto della Fornero, ma accadde!

    Le conseguenze

    Le conseguenze della cura Monti sono sotto gli occhi di tutti. Il vero scopo di quella linea di politica economica era abbattere la domanda interna (confessione dello stesso Monti) per riequilibrare la bilancia commerciale compromessa dal non poter riallineare il cambio monetario. Un concetto tutto sommato semplice, alla portata di chiunque, eppure tutta la classe politica ha fatto finta di non capire, compresi i nuovi arrivati del m5s. Funziona così: si alzano le tasse e si operano tagli alla spesa pubblica così da diminuire il reddito dei cittadini, i quali spenderanno di meno. Contemporaneamente si strozza il credito adottando in modo rigoroso le nuove regole imposte dai regolamenti internazionali. La crisi di domanda interna che ne consegue aumenta il rapporto debito/PIL ma riequilibra la bilancia commerciale, che infatti è tornata in attivo. Infine, cosa che non guasta, la crescente disoccupazione spinge i salari al ribasso.
     
    Una situazione momentanea? Un duro sacrificio ma limitato nel tempo? No, la cura dovrà continuare per anni. Abbiamo infatti sottoscritto (tra gli altri) un accordo internazionale demenziale, il Fiscal Compact, per rispettare il quale, già nei conti di previsione per il 2014, si ha in programma di operare ulteriori tagli strutturali alla spesa pubblica per 32 miliardi di euro. Non lo dico io, lo dice il commissario straordinario per la spending-review Carlo Cottarelli! Il sole24ore non è mica una rivista di leninisti ciociari...
     
    In questa situazione, mentre una minoranza di italiani ha cominciato a capire il vero stato delle cose, la totalità di coloro che partecipano a vario titolo alla vita politica, dagli iscritti a questo o quel partito fino ai quadri dirigenti, continuano a fare i finti tonti. Sì, proprio i finti tonti!

    I forconi.

    Un'avanguardia di disperati, i Forconi, scende nelle strade e nelle piazze per protestare. Sono povera gente, poco acculturati, gente dalle mani callose che si esprime con scarsa eleganza, eppure vengono chiamati "padroncini". Certo che sono "padroncini", cosa volete che faccia una persona che dice "se io sarei", l'impiegato di concetto? L'operaio in un paese senza più fabbriche? Sono persone che, per campare, hanno aperto piccole attività. Una volta le grandi aziende avevano le loro flotte di autotrasporto, con centinaia o migliaia di dipendenti sindacalmente organizzati e capaci di contrattare buone condizioni di lavoro, oggi non è più così; il capitale è passato all'outsourcing, un orrendo termine che indica il subappalto di interi processi aziendali a una miriade di piccoli operatori, ognuno dei quali ha un potere contrattuale infinitamente minore dei loro simili di un tempo. Eppure costoro, per il governo, sono terroristi (Alfano: "Città in fiamme, non lo permetteremo"), e fascisti per molti sinistrati

     
    A proposito di questi ultimi segnalo la posizione di contropiano, a dir poco cerchiobottista: "Intanto in molti – anche a sinistra e nei movimenti – si interrogano su cosa stia succedendo in alcuni segmenti sociali del paese, precipitati in basso a causa della crisi e delle misure antipopolari imposte dell’Unione Europea e del governo, arrivando per ora a risposte non convergenti. C’è chi invita a non sottovalutare i vagiti di un movimento reazionario di massa e chi – incantato dal movimentismo per il movimento – ritiene di doverci stare dentro per cercare di condizionarne gli esiti".

    L'ambiguità della formulazione è manifesta: si dà per scontato che si tratti dei "vagiti di un movimento reazionario di massa" che occorre non sottovalutare, mentre chi sostiene la linea di "stare dentro per cercare di condizionarne gli esiti" viene etichettato come "incantato dal movimentismo per il movimento". Venti anni di opposizione parolaia lontana dai temi veramente importanti dell'agenda politica (in primis i trattati europei ratificati a raffica) come bambini che giocano mentre "i grandi" si occupano delle cose serie, per di più condita da fasi di vero e proprio collaborazionismo, non bastano, evidentemente, a suggerire un minimo di cautela. Si giunge così ad accusare di "movimentismo per il movimento" una delle poche realtà della sinistra antagonista, forse l'unica (per parlar chiaro: MPL) che, mentre a sinistra ci si baloccava con i sogni, affrontava i problemi veri, anzi il vero grande problema di questo paese: la cessione di sovranità popolare e costituzionale al grande capitale operata per mezzo dei trattati europei.

    Sce(m)ari

    Il futuro dell'eurozona è delimitato da due scenari estremi: la deflagrazione incontrollata o la trasformazione dell'Unione Europea nel più folle esperimento di liberismo sfrenato alla Von Hayek mai tentato. Il primo sarebbe la conseguenza del non far nulla, il secondo della resa totale ai voleri delle élites finanziarie. Ora, che le élites finanziarie non facciano nulla è cosa impensabile, mentre il problema è quello di riuscire a mobilitare le forze sociali in un fronte ampio per impedire che le élites, lasciate libere di agire, partoriscano il loro "paradiso alla Von Hayek", cioè l'inferno per tutti noi. E' un compito, quest'ultimo, che richiede grande intelligenza politica, flessibilità e rigore in egual misura, senso della realtà. La prima domanda da porsi è: "ci sono già forze politiche sulle quali si possa contare?". Se la risposta fosse affermativa, è ovvio che è ad esse che bisognerebbe guardare, ma la risposta è desolatamente negativa. E' vero che Berlusconi potrebbe virare verso posizioni anti-euriste, ma ci si può mettere nelle mani di tal uomo? Ci sarebbe la Lega Nord, oggi guidata da Matteo Salvini, ma signori: avete dimenticato che la Lega è una forza politica indipendentista? Non ci si può fidare, questo per me è ovvio.

    Resta il m5s, la grande incognita (si fa per dire). Mettiamola così: ho fiducia negli elettori (non più negli attivisti) del m5s, non ne ho alcuna nel suo gruppo dirigente. Il perché l'ho spiegato in questo video con Piddu (ridendo castigat mores).

    Cosa resta, dunque? Una sola mossa: far nascere nuovi partiti, che siano democratici, costituzionali e popolari. Servono almeno tre qualità: il coraggio di gettarsi nella mischia, la tenacia di portare avanti un progetto di lungo periodo, l'apporto delle élites culturali (se volete: la coscienza infelice della borghesia). Ebbene, se mi guardo intorno devo riconoscere che nessuna delle formazioni politiche oggi allo stato nascente le possiede tutte e tre, ma c'è una buona notizia: ne conosco due che, sebbene piccole (ma veramente piccole) posseggono, rispettivamente e separatamente, le prime due: sono il Movimento Popolare di Liberazione (MPL) e l'Associazione Riconquistare la Sovranità (ARS). Non che MPL non abbia la tenacia o ad ARS manchi il coraggio, ma ognuna delle due eccelle in una delle due prime qualità. Manca la terza che, personalmente e ingenuamente, avevo creduto di individuare nel mondo degli economisti critici dell'euro. A distanza di qualche anno ho cambiato idea: non di economisti abbiamo bisogno, ma di poeti e grandi narratori. Fatevi avanti.

    Mariano Ferro (Mov. dei forconi)
    Mariano Ferro (Mov. dei forconi): questa è la rivoluzione

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