Signore e signori, largo ai fatti!
- Il sistema bancario e finanziario ha conosciuto, nel 2008, una grande bolla, che ha prodotto, prima negli USA e successivamente in Europa, una devastante svalutazione degli assets. Per dirne una: l'indice FTSE-MIB è passato da 44,000 punti a 14,000.
- Le crisi bancarie sono state tamponate con enormi iniezioni di liquidità
- Non sono state prese decisioni importanti sul piano della regolamentazione dei mercati finanziari
Ci siamo? Avete dubbi sulle precedenti affermazioni? Credo di no, è Storia. Il punto 2 è una delle ragioni dell'improvvisa accelerazione della crisi dei debiti sovrani. Anche questo è un dato di fatto, o sbaglio?
Andiamo avanti ed enunciamo un altro fatto: la BCE, contrariamente alla FED e alla banca del Giappone, ha nel suo statuto un vincolo che impone una politica monetaria improntata al mantenimento del valore della moneta. Prosaicamente: non può stampare moneta, se non attraverso sotterfugi (come quello adottato con il prestito da 400 mld e passa alle banche con un interesse dell'1%) e, per di più, scontando l'ostilità in tal senso della Germania e dei paesi del nord Europa. E' corretto? Credo proprio di si, ve lo dice anche la "stampa popolare"...
Procedemus. Le banche, sebbene così generosamente sovvenzionate, si guardano bene dal sostenere l'economia reale. Anche su questo punto, io credo, converrete tutti.
Esistono, in Europa, dei grandi squilibri delle partite correnti: alcuni paesi esportano troppo (verso altri paesi dell'eurozona) e altri paesi importano troppo (sempre da altri paesi dell'eurozona). I paesi esportatori sono quelli del nord Europa, in primis la Germania, mentre i paesi importatori sono i cosiddetti PIIGS. La seconda "I" sta per Italia. Gli squilibri intraeuropei non sono in alcun modo causati da deficit commerciali con paesi come la Cina e l'India, dal momento che le quote di importazione ed esportazione da e verso questi paesi sono proporzionalmente distribuite tra i paesi dell'eurozona. Ergo, gli squilibri commerciali europei sono un dato endogeno. Giusto, vero?
Aggiungiamo un altro po' di fatti. La crisi dei debiti sovrani sta colpendo, con particolare virulenza, proprio i paesi che hanno le bilance commerciali in deficit: i PIIGS. L'Italia, ad esempio, ha un rapporto debito/PIL (dati 2010) del 118%. La Spagna del 60%... del 60%? Avete letto bene, del 60%! La Spagna, però, ha un rapporto deficit/PIL (che indica la tendenza ad un ulteriore indebitamento) del 9,3%, così come il Portogallo (rispettivamente 93% e 9,8%) e la Grecia (144% e 10,6%). L'Irlanda è un caso a parte (è passata dal 2007 al 2010 da un rapporto del 24% al 92%, con un deficit del 31%!), e non lo considereremo (ma ne parleremo in un prossimo post). Per verificare i dati che vi ho fornito guardate questo grafico (fonte wikipedia) oppure andate su Google publicdata.

Tiriamo le somme
Cosa accomuna paesi che hanno rapporti debito/PIL molto diversi? Avete notato come tutte le curve si impennano a partire dal 2008? E' da sciocchi pensare che questo avviene perché i debiti privati del sistema finanziario sono stati scaricati sui debiti pubblici? Credo proprio di no.
Eppure c'è dell'altro. Qualcuno di voi potrebbe osservare: "Si, va bene, però quello che poni è, al massimo, un problema morale, di giustizia, ma è un fatto che ci sono paesi con le finanze a posto, ed altri che sono un colabrodo, che si tratti di debiti privati o pubblici. Cosa vuoi che importi, ai tedeschi, se i loro creditori sono gli azionisti di Mediobanca o lo Stato italiano? Sempre i soldi indietro vogliono, i crucchi!"
E qui arriva la sorpresina!
Avete detto che la Germania ha i conti a posto? Siete sicuri? La Germania ha un rapporto debito/PIL (ufficiale) dell'83% e un rapporto deficit/PIL del 4,3% (noi del 4,6%). Dunque, la differenza tra noi e la "virtuosa" Germania, almeno sul fronte delle finanze pubbliche, non è nel deficit, bensì nell'indebitamento complessivo: 83% i crucchi, 118% l'Italia. Attenzione però, perché ho specificato che il rapporto debito/PIL della Germania è quello "ufficiale", non quello reale, calcolato a parità di condizioni contabili! E questo è un altro fatto, del quale la "stampa popolare" non parla. Lo facciamo noi.
Sapete cos'è la Cassa Depositi e Prestiti (CDP)? Da Wikipedia: "Cassa depositi e prestiti S.p.A. (CDDPP) è un ente pubblico finanziario controllato al 70% del capitale sociale dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, e al 30% da diverse fondazioni, soprattutto bancarie. È stata costituita nell'attuale forma giuridica di Società per azioni il 12 dicembre 2003, in applicazione del D.L. 30 settembre 2003 N. 269. La trasformazione tende a renderne la struttura ancora più autonoma, svincolandola almeno in parte dai legami connessi alla forma di Ente pubblico". Ebbene, la CDP ha emesso, dal 2003 ad oggi, buoni per un controvalore di circa 300 mld, dei quali 200 reinvestiti in titoli di Stato e 100 in mutui erogati agli enti locali. Questi debiti vengono, ovviamente, computati nel calcolo del nostro debito pubblico.
Esiste qualcosa del genere nella grande Germania? Certo che esiste, si chiama Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW), e ha nella pancia passività che ammontano alla bellezza di 428 miliardi di euro! Peccato che, nel caso di Crante Cermania, queste passività non vengano computate nel calcolo del rapporto debito/PIL. Se ciò avvenisse, il rapporto debito/PIL tedesco sarebbe del 103%!
La Germania, dunque, non sta messa così bene come molti credono, soprattutto se consideriamo il fatto che alcune tra le loro banche più grandi sono piene di assets tossici (la sola Deutsche Bank ne per circa 1000 mld di euro di questi biscottini guasti).
Arriviamo alle conclusioni
Se non è il debito pubblico la causa reale dei nostri guai, allora perché lo spread è così alto? Ebbene, secondo me la ragione sta tutta, ma proprio tutta, nell'economia reale. Altro che debiti sovrani, cuccatevi questo grafico:
La Germania esporta merci alla grande! Ergo, lo squilibrio è commerciale! E poiché, con l'euro, noi non possiamo più svalutare, l'unico modo per recuperare quel gap consiste nel comprimere i salari. Non mi pare che qualcuno ci abbia avvertiti che questa sarebbe stata la nostra fine, se non fossimo riusciti a tenere il passo con la Germania! La quale, dulcis in fundo, pratica politiche di contenimento salariale.
Ora rispondete a questa domanda: se un gruppo di amici esce in bicicletta per una scampagnata in compagnia, sono i ciclisti più scarsi che si devono ammazzare per tenere il passo dei più forti, o sono questi ultimi che devono rallentare un po' il passo?
La Germania ci ha detto "Venite con me, facciamo la moneta unica e saremo una grande economia", e poi si è messa a pedalare a testa bassa, tanto ormai ci aveva incastrato. Lo sapete, vero, che non esiste una procedura per uscire dall'euro? E anche questo è un fatto.
Ecco così spiegata la ratio che sta dietro l'insistenza sull'articolo 18: comprimere i salari. I vantaggi, per il capitalismo italico, sarebbero due:
- Comprimere i salari, cioè aumentare i profitti a spese dei lavoratori
- Vendere bene (ai tedeschi, agli olandesi etc.) alcuni assets strategici
Con chi dovremmo prendercela? Con il solo Berlusconi? Perché, Prodi in tutta questa faccenda non c'entra niente? E Bossi, e Casini? E Diliberto? Cosa facevano queste marmotte, mentre il paese andava a rotoli? Lo sapete: chiamavano "antipolitica" qualsiasi voce indipendente si alzasse per denunciare lo sfascio sul quale si sono ingrassati come suini. Questo facevano, tutti! E voi lo sapete benissimo. Buona notte.